Ricordo di Núncia Maria Santoro de Constantino

Chiara Vangelista
Università degli Studi di Genova

Núncia Maria Santoro de Constantino è morta il 5 marzo dell’anno scorso. Era componente del Comitato Scientifico della nostra Associazione e di VIAE, la nostra collana di e-book. Dalla fondazione di AREIA sino al 2012 fu rappresentante designata dal Laboratório de História Oral della Pontifícia Universidade Católica do Rio Grande do Sul, da lei fondato e attualmente diretto dalla collega Cláudia Musa Fay. Scrivo questo breve ricordo in italiano, lingua che Núncia amava e che padroneggiava con eleganza. La vita professionale di Núncia è legata indissolubilmente alla PUCRS, Università presso la quale si era laureata nel 1973 e dove ha lavorato sino ai suoi ultimi giorni, se pure già in pensione, come docente titolare e componente del Collegio di Dottorato in Storia. Núncia inoltre era ricercatrice del CNPq e membro di due istituti gaúchos: l’Instituto Histórico de São Leopoldo e l’Instituto Histórico e Geográfico do Rio Grande do Sul. Nel 2006 fu insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana, per i servizi resi alla nostra cultura. Il profilo scientifico di Núncia Santoro de Constantino è costruito attorno all’argomento dell’emigrazione italiana in Brasile e in modo specifico nello stato del Rio Grande do Sul. Sin dalla sua tesi di dottorato in Storia Sociale, difesa a São Paulo, presso la USP, nel 1990, ella si dedicò all’immigrazione urbana proveniente dalla Calabria e più in generale dall’Italia Meridionale, una scelta interessante e controcorrente, in un quadro storiografico che a Porto Alegre era allora dominato dagli studi sull’emigrazione dal Nord Italia verso le colonie agricole. È su questo argomento che scrive i suoi due primi saggi scientifici, Immigrati calabresi a Porto Alegre, del 1988 (Daedalus, vol. 1, pp. 165-183) e, del 1991, Imigrantes Meridionais em Porto Alegre: estudo para a História Social (in Luís de Boni, ed., A presença italiana no Brasil, EST-Fondazione Giovanni Agnelli, Porto Alegre-Torino, pp. 463-481). Come il suo primo saggio, anche uno degli ultimi è stato pubblicato in Italia, sulla rivista Altreitalie di Torino: Donna Lydia de próprio punho: uma imigrante italiana que se conta (n. 47, 2013, pp. 4-20), che riprende la relazione fatta in occasione del secondo congresso di AREIA, presso l’Università degli Studi di Roma Tre, nel 2012. Nel 1994 pubblica il suo primo libro, risultato della tesi di dottorato: O italiano da esquina: Imigrantes na sociedade porto-alegrense (EST, Porto Alegre, 183 pp.). Il tema è ripreso, ma ampliato a tutto il Brasile, nel suo secondo libro, del 2000 e tradotto in italiano nell’anno successivo: Italiano na cidade: imigração itálica nas cidades brasileiras (ACIRS, Passo Fundo, 87 pp.) e soprattuto è sviluppato nei numerosissimi articoli, saggi e interventi a congressi nazionali e internazionali che scandiscono la vita intensa di una storica conosciuta e apprezzata in Brasile e in Italia. Núncia era inoltre particolarmente attenta agli aspetti metodologici della ricerca e dell’insegnamento universitario della Storia, interesse che ha trasmesso a numerose generazioni di studenti e di ricercatori che la ricordano con stima e affetto. Due di essi sono presenti in questo congresso: Leonardo de Oliveira Conedera e Antonio de Ruggiero. Sono certa che insieme alla responsabile del Laboratório de História Oral della PUCRS, Cláudia Musa Fay, manterranno vive le relazioni ormai storiche con AREIA. All’inizio del 2000 Núncia Santoro de Constantino aprì una nuova pista di ricerca, relativa ai viaggiatori italiani in Brasile, all’interno del suo progetto di postdottorato, nel 2001-2002, presso l’Università degli Studi di Torino, dove allora io lavoravo. Il libro definitivo purtroppo è rimasto nella sua penna, ma la traccia che ha lasciato in questo campo è evidente negli articoli, nei libri collettivi che ha coordinato, negli importanti congressi internazionali che ha organizzato presso la sua Università, alla quale ha dato molto, in termini di produzione scientifica e di incremento delle relazioni internazionali. 2 Il mio primo contatto con Núncia Santoro de Constantino fu nel 1988-89, quando il prof. Luís de Boni mi inviò una lettera di presentazione, chiedendomi di essere il riferimento italiano di Núncia per la sua bolsa sandwiche. La conobbi personalmente nel 1992, quando il collega Mário Maestri mi invitò a tenere due conferenze presso la PUCRS. Da allora e sino al 2010 le nostre relazioni accademiche e personali furono intense e produttive. Núncia aderì subito al progetto ISCOS-Torino Mujeres (1994-2004), del quale ero responsabile e dal quale partì l’idea di avviare una ricerca di storia orale presso la PUCRS, dal titolo Mulheres Migrantes nas Cidades do Mercosul. Narratrice formidabile e instancabile, Núncia non poteva non essere attratta dalla storia orale e dalle sue sfide, e ricordo le nostre discussioni metodologiche; ella arrivò a sperimentare su se stessa le dinamiche dell’autobiografia, nel suo interessante e piacevolisismo libro del 2004 Caixas no porão: vozes, imagens, lembranças (Porto Alegre, Biblos, 240 pp). La sua collaborazione con AREIA iniziò subito, quando ancora l’istituzione dell’archivio e dell’associazione non era stata formalizzata. Arrivarono dal Rio Grande do Sul le prime interviste fatte dagli allievi di Núncia, due brani di queste sono stati inseriti nella mostra di AREIA Superare se stessi. Voci migranti tra Europa e America. Ripresero le nostre discussioni metodologiche, da allora estese a tutto il gruppo di AREIA. Il Núcleo de História Oral, ora Laboratório, da lei appena fondato presso la PUCRS, fu il nostro primo socio istituzionale. Núncia oggi non c’è. Ha raggiunto il suo João, marito e compagno di una vita. Ha lasciato figli e nipoti, per i quali è stata un punto di riferimento solido come una roccia, e un esempio che non dimenticheranno. Núncia oggi non c’è. Ella fa parte della storia di AREIA, della nostra piccola comunità umana e scientifica. Vi chiedo di onorare la sua memoria, come meglio sappiamo fare: leggendo e studiando i suoi scritti e continuando così un dialogo intellettuale intenso e stimolante; quel dialogo che è il sale della nostra vita, e il senso del progetto di AREIA. Terzo Congresso dell’Associazione Internazionale Areia Villa Hanbury (Ventimiglia), 20 aprile 2015

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